Fatico a conciliare queste immagini: lo scrittore teppista che ho conosciuto un tempo, il guerrigliero braccato, l’uomo politico responsabile, la star a cui le rubriche di gossip dedicano articoli entusiasti.
(emmanuel carrère, limonov, adelphi)
Se guardi la neve che scende a coprire la terra, coprire se stessa e tutto ciò che tu non sei, vedrai che è la deriva gravitazionale della luce sul rumore dell’aria che cancella l’aria,
è il cadere dell’attimo nell’attimo, la sepoltura del sonno, la fodera dell’inverno, il negativo della notte.
(mark strand, il futuro non è più quello di una volta, minimum fax)
In quel preciso istante, proprio in quel preciso istante, arriva nel caffé una ragazza che somiglia a quella che stiamo aspettando. Con la mano abbozziamo un gesto che ci pentiamo immediatamente di aver fatto. La ragazza, però, ci ha visto. Abbassa gli occhi. Le abbiamo appena fatto paura. In questo momento, siamo una vergogna vivente. Finire il secondo bicchiere. Cercare il suo numero nella rubrica del cellulare. Suona a vuoto. Scatta la segreteria. Non lasciare messaggi.
(courir à trente ans, nicolas rey, newton compton editori)
I tuoi piedi scalzi sul pavimento freddo mentre ti alzi da letto e vai alla finestra. Hai sei anni. Fuori nevica, e i rami degli alberi in cortile si stanno imbiancando.
(paul auster, diario d’inverno, einaudi)
Di notte Jeanne dorme molto, e piuttosto lontano da me. Ma al mattino si sveglia prima di me. La trovo appoggiata su un gomito che mi osserva con sguardo enigmatico e interrogativo.
(diario di un delicato, pierre drieu la rochelle, se)
Autobus.
Piattaforma.
Piattaforma d’autobus. Il luogo.
Mezzogiorno.
Verso.
Verso Mezzogiorno. Il tempo.
Passegeri.
Litigio.
Litigio di passeggeri. Azione.
Giovanotto.
Cappello collo magro.
Un giovanotto con cappello di gallone a treccia. Il soggetto.
Un tale.
Un tale. Antagonisti.
Io.
Io.
Io. Il narratore.
Parole.
Parole. L’argomento.
Posto libero.
Posto occupato.
Un posto libero viene occupato. Risultato.
Stazione.
Un’ora dopo.
Un amico.
Un bottone. E’ la conclusione.
Conclusione logica.
(esercizi di stile, raymond queneau, einaudi).
Ogni uomo è solo, tutti se ne infischiano di tutti e i nostri dolori sono un’isola deserta. Non è una buona ragione per non consolarsi, stasera, mentre si spengono i rumori della strada, consolarsi, stasera, con delle parole. Oh, l’infelice che, smarrito, davanti alla sua scrivania, si consola con delle parole, davanti alla scrivania e al telefono staccato, perchè ha paura di ciò che c’è fuori, e la sera, se il telefono è staccato, si sente come un re, al riparo dai malvagi di fuori, di colpo malvagi, malvagi per un nonnulla.
(il libro di mia madre, albert cohen, bur)